Gli ingegneri in passato, prima di dare la giusta attenzione alla [1] sicurezza, rivolgevano la loro attenzione agli aspetti funzionali ed economici delle nuove apparecchiature. Dopo tutto, se le apparecchiature non svolgono le loro funzioni correttamente, esse non risultano di particolare interesse per l’ingegnere.

Inoltre, se una nuova apparecchiatura non può essere prodotta ad un costo che è sostenibile dalla società contemporanea, è una perdita di tempo continuare a studiarla. Ma gli ingegneri che ci hanno preceduto sono riusciti a sviluppare una moltitudine di prodotti che funzionano con successo e che possono essere prodotti economicamente. In parte a causa di ciò, un sempre maggior sforzo ingegneristico sta per essere finalizzato a più ampie considerazioni circa l’influenza dei prodotti ingegneristici sulle persone e sull’ambiente.La [2] sicurezza personale é una considerazione che gli ingegneri hanno sempre avuto presente ma che ora richiede un’enfasi maggiore. In confronto al calcolo relativamente preciso delle tensioni o degli spostamenti, è probabile che la deter­minazione della sicurezza sia una materia elusiva e indefinita, complicata da fattori psicologici e sociologici. Ma questo dovrebbe rappresentare una maggior attrattiva per un ingegnere. Ciò offre ad egli o ad essa la possibilità di considerare tutti gli aspetti pertinenti e di prendere delle buone decisioni sulla base della conoscenza,dell’Immaginazione, dell’ingegnosità e del buon senso.

Il primo importante passo per sviluppare una competenza ingegneristica nel campo della sicurezza consiste nel coltivare una consapevolezza della sua impor­tanza. La sicurezza di un prodotto è di grande interesse per i legislatori, gli avvocati, i giudici, i giurati, gli agenti delle assicurazioni e così via. Ma nessuno di loro può contribuire direttamente alla sicurezza di un prodotto; essi possono solo sottolineare l’urgenza di fornire un’adeguata enfasi alla sicurezza nello sviluppo ingegneristico del prodotto. E’ l’ingegnere che deve sviluppare prodotti sicuri. La sicurezza è eminentemente una materia che non si presta facilmente a quantificazioni ed un criterio di valutazione deve essere stabilito per effettuare un compromesso tra sicurezza, costo, peso e così via. Quando una società prende decisioni circa i requisiti di sicurezza, gli ingegneri dovrebbero fornire un contributo importante.

Oltre alla consapevolezza del rischio, il secondo punto principale della sicu­rezza è l’ingegnosità. L’ingegnere deve essere abbastanza fantasioso ed ingegnoso per anticipare le situazioni, relative al prodotto, potenzialmente pericolose. La vecchia massima che ogni cosa che possa accadere prima o poi probabilmente accadrà è importante. Seguono quattro casi tutti implicanti onerose responsabilità.

1) Un grande locale con un alto soffitto doveva essere riscaldato e raffreddato con tre unità a forma di cubo, ognuna sospesa al soffitto con lunghe barre d’acciaio poste ai quattro vertici. Entro queste unità venivano montati scambiatori di calore, soffianti e filtri da parte di operai che stavano sia dentro che sopra le apparecchia­ture. La flessibilità delle lunghe barre di sostegno permetteva a queste unità di oscillare avanti ed indietro e gli operai talvolta si divertivano a provocare delle oscillazioni di notevole ampiezza.

La rottura per fatica di una barra di sostegno causò la morte di un operaio. Poiché grandi tubi di vapore (non ancora installati al tempo dell’incidente) impedivano una significativa oscillazione dell’apparecchia­tura, una volta completata, e le barre erano progettate con un fattore di sicurezza di 17 (basato sul peso statico delle apparecchiature completate), non era stato dato ulteriore importanza a questo problema di sicurezza. Nessun responsabile del progetto e dell’installazione delle unità aveva riesaminato la sequenza d’installa­zione con l’immaginazione e l’ingegnosità necessaria per prevedere questo perico­lo.

2) Un ragazzo fu seriamente ferito in seguito all’urto con una macchina quando i freni della sua nuova bicicletta non funzionarono in un’emergenza. La causa risultò essere l’interferenza tra un componente del meccanismo del cambio a tre rapporti ed un bordo aguzzo sulla manopola di comando del freno. Sia il meccani­smo di comando del cambio sia la manopola del freno erano di progettazione non convenzionale.

Ambedue erano sicuri in sé ed erano sicuri se usati in combinazio­ne con un progetto convenzionale dell’altro elemento. Ma quando questi due elementi non convenzionali erano usati insieme, era facile montarli sul manubrio in posizione tale che la corsa della manopola del freno fosse limitata e che quindi fosse impedita la completa applicazione del freno. Di nuovo, nessun responsabile del progetto completo della bicicletta previde questa situazione pericolosa.

3) Un operaio perse una mano in una pressa da 400 t nonostante che indossas­se guanti di sicurezza connessi ad un dispositivo azionato da un albero a camme, per allontanare le mani dalla zona pericolosa prima che il punzone si abbassasse. La causa fu una vite di fermo allentata che permise alla camma di ruotare rispetto alla giusta posizione sull’albero, ritardando quindi l’allontanamento delle mani fin dopo l’abbassamento del punzone. Questo caso illustra il vecchio detto “Una catena non è più resistente del suo anello più debole”.

Qui, un dispositivo di sicurezza, altrimenti molto efficace e resistente, fu annullato dall’”anello” ingiustificabilmente debole della vite di fermo. Un po’ di immaginazione e di ingegnosità da parte dell’ingegnere responsabile del progetto avrebbe evidenziato questo pericolo prima che l’apparecchiatura fosse immessa in produzione.

4) Un bimbo che si muoveva carponi perse le estremità di tre dita quando cercò di salire su una “cyclette” su cui pedalava una sorella più grande. Quando pose la mano sul ramo inferiore della catena, essa fu immediatamente trascinata verso il rocchetto. Per minimizzare il costo, la “cyclette” era stata progettata in modo da utilizzare alcune parti a basso costo, prodotte in grande serie, delle biciclette normali.

Sfortunatamente, comunque, la protezione della catena, che offre un’adeguata protezione per una bicicletta normale, è totalmente inadeguata per una “cyclette” fissa per esercizi. Era troppo attendersi che l’ingegnere respon­sabile del progetto possedesse sufficiente immaginazione per prevedere questo pericolo? Non avrebbe dovuto avere sufficiente ingegno per individuare un proget­to alternativo di protezione che fosse economico ed anche realizzabile? E’ proprio necessario che questo tipo di immaginazione ed ingegnosità sia stimolato nell’in­gegnere da una legge concepita e stabilita da non ingegneri?



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Argomento : Sicurezza: considerazioni

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